Una caratteristica della commedia attica del V secolo a.C., dopo la riforma (o meglio, dopo la rivoluzione) di Efialte nel 462, consisteva nel fatto che ogni cittadino attico – e nessun altro! – che lo desiderasse poteva prendere la parola nell'assemblea popolare e presentare mozioni da discutere.
Nelle commedie di quel periodo, in particolare nelle undici commedie di Aristofane, e in numerosi frammenti, in parte molto estesi, dei suoi contemporanei, questa libertà di parola, anche grazie alle libertà rituali offerte dal culto di Dioniso, crea un legame comico e critico che può essere descritto dal termine spoudaiogeloion, «tra il serio e il faceto». Questo fenomeno viene approfondito attraverso alcuni esempi scelti dalle commedie di Aristofane e dei suoi contemporanei.